Storia del Pellegrinaggio - Cammino di San Gerardo

Cammino di San Gerardo
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Storia del Pellegrinaggio

Da tempo immemorabile, nei giorni dal 9 al 12 di agosto numerosi pellegrini, devoti di San Gerardo, si recavano a Gallinaro in provincia di Frosinone, provenienti da luoghi diversi e con mezzi a loro disposizione. Folte compagnie di uomini e donne, soprattutto giovani, sotto la guida di un veterano detto capo-compagnia, ogni anno ripetevano la tradizionale traversata. L’origine di tale tradizione si perde nella notte dei tempi, a suggello di una fede che animava i partecipanti. Per tentare di dare una collocazione storica al fenomeno è necessario analizzare alcuni episodi che hanno caratterizzato la storia del Santo. Nella seconda metà del XIV secolo, alcuni discendenti del Santo fecero donazione prima della Cappella del Santissimo Sacramento, poi della fondazione e dotazione dell’Ospedale (9 giugno 1376 atto del notaio Di Paolo di Atina).

da : Don Dionigi Antonelli  - Gli ospedali delle parrocchie e degli ordini religiosi esistenti nella città e nella diocesi di Sora dal sec. XI al sec. XIX – 2009

Ad accrescere l’affluenza dei pellegrini fu anche l’indulgenza che il papa Gregorio XI, nel 1372, dalla sede papale di Avignone, concesse a tutti coloro che si recavano a fare visita a San   Gerardo. L’aumento esponenziale dei fedeli, e quindi delle rendite  è testimoniato anche dai continui dissidi   tra il Vescovo di Sora e i Parroci del paese sulla amministrazione del   Santuario, risolta dal Preposto di Atina nel 1404. Alla luce dei fatti sopra   esposti, possiamo molto verosimilmente ipotizzare che in questo periodo della   storia del Santo sia nato il culto e il pellegrinaggio e  abbia raggiunto un elevato numero di   presenze.
     
Giulio Prudenzio, nella   « Descrittione d'Alvito et suo Contado, raccolta parte dal trovato, parte dal visto et parte dallo inteso nel 1574 » parlando  della diffusione della fama di San Gerardo scrive :

“vi concorre gente da più banne e devotione e che altra Terra de intorno non vi è che abbia un simil tesoro di un Corpo Santo”.  da : Domenico Santoro – Pagine sparse di storia alvitana – 1908
       
Alla stessa epoca circa, risale anche   la notizia che il santo è da tempo onorato anche nella Chiesa della Madonna   delle Grazie, sulla montagna di Sora dove, l’11 agosto di ogni anno giunge un   pellegrinaggio da Roccavivi.

“da: Don Gaetano Squilla - Il Santuario della madonna delle Grazie in   Sora - 1976
Dalla descrizione del Prudenzio, ove parla “…vi concorre gente da più banne…”, è facile immaginare come il fenomeno abbia interessato la nostra provincia e quelle limitrofe. Infatti, l’arrivo delle numerose compagnie di: Scanno, Pettorano Sul Gizio, Fornelli, Scapoli, Vallerotonda, Minturno, Ceprano, Rocca d’Arce, Santopadre, Balsorano (fraz. Roccavivi), le cui origini, pur in mancanza di ufficiali prove documentali, si perdono nella notte dei tempi.

Due illustri rappresentati della comunità gallinarese, il Prof. Domenico Celestino e il giornalista Antonio Bevilacqua, hanno voluto testimoniare con la loro descrizione,  gli aspetti più autentici della tradizione.
 
“Il celebre padre benedettino Beda Camm visitò Gallinaro nel 1894 in occasione della festa di San Gerardo e, l’anno successivo, pubblicò su una rivista inglese la descrizione della festa e la storia del santo. Egli fu particolarmente colpito dalla fede dei pellegrini. Tra questi egli notò soprattutto gli Scannesi e fu impressionato dagli insulti che lanciavano a San Gerardo, fino a farne impallidire la statua, per rimproverarlo di aver preferito Gallinaro al  loro  paese. Il sacerdote  inglese  fu anche scosso dalle grida di  ‘Grazia, San Gerardo’ che risuonavano tremendamente sotto le volte del santuario e dallo spettacolo dei fedeli che salivano in ginocchio la gradinata di San Giovanni”.

da :  …Venti secoli sulla collina  -  Prof. Domenico Celestino - Edizioni Centro Studi Cominium 1980.

Compagnia di Scanno a Gallinaro
 
Nel pomeriggio di S. Lorenzo, un grande e singolare avvenimento caratterizza la festa di S. Gerardo : l’arrivo della Compagnia di Scanno.
 
Impolverati e stanchi, i pellegrini, dopo lungo viaggio attraverso il valico montano di Forca d’Acero, riposano e si rifocillano alla periferia del paese; ma non vi entrano se non a sera, per essere accolti con solennità cerimoniale. Il Comitato dei festeggiamenti al completo delle Autorità locali e il complesso bandistico in alta uniforme si portano nei pressi del Cimitero, per accogliere la Compagnia, costituita da uomini e donne con i tradizionali costumi abruzzesi. Tra l’ondeggiare della folla che si accalca per vedere i rintocchi festosi delle campane, si forma il lungo corteo, preceduto dalla Confraternita, che si avvia lenta verso la chiesa Maggiore, abbellita da addobbi e luci per la circostanza. La banda intona inni solenni, patetici e trionfali. Ogni cento metri gli uomini, ruscellanti di sudore, si fermano per riposarsi. Canti religiosi odonsi anche in lontananza, sfuggono ad ogni regola perché improvvisati su pochi versi che ripetono con melodia semplice, lamentosa, come nenia o come grido di dolore. La Compagnia attraversa le vie del centro, fra la curiosità del popolo, e si dirige alla chiesa di San Gerardo, dove una moltitudine attende; altre fanno ressa a ondate successive, con brusio sommesso e con fruscio di passi. A mano a mano che il canto procede, l’attenzione si fa più spasmodica e ognuno è rivolto verso l’altare, dove, in alto, sono esposti i “Corpi Santi”, tra cui le ossa di San Gerardo, conservata nell’urna di vetro. E quando la compagnia si avvicina presso il Reliquario, la gente prega, s’inginocchia, piange di commozione e non si cura dell’atmosfera rarefatta che affatica il respiro. La cerimonia di ringraziamento è breve e semplice, in omaggio ai resti mortali del Santo. La Compagnia riprende il cammino tra due dense ali di popolo e s’avvia verso il Santuario, passa sotto gli archi illuminati e lungo la via si fa ammirare ed attendere. Aspettano sul sagrato gli infermi e gli storpi con i propri familiari, venuti dalle più disparate e lontane località per chiede grazia al Grande Taumaturgo. La tradizione vuole che San Gerardo non opera i miracoli se non in presenza degli scannesi. Ecco perché nessuno osa chiede da solo, la “grazia” per i propri infermi. Anticamente, in attesa della Compagnia, molti pellegrini per sciogliere il voto, si trascinavano sul pavimento, fino all’altare di S. Gerardo, per la lingua per terra, facendosi guidare per mano. Questa poco igienica usanza fu col tempo proibita. All’arrivo della Compagnia di Scanno il piazzale del Santuario si gremisce di fedeli che guardano silenziosi; poi, alla vista degli infermi, non riescono a frenare l’esaltazione, profonda e semplice, fervente e devota. La calca si fa più serrata davanti all’ingresso della chiesa; il santuario non riesce a contenere le migliaia e migliaia di persone che invadono le navate, per procurarsi un posto per il grande avvenimento. Gli scannesi formano due file per contenere la folla, e spesso vengono sopraffatti. Il  “Priore” si porta fin sotto l’Altare, vicino alla statua di S. Gerardo che, racchiusa nella nicchia di vetro, sembra guardare immobile, allucinata, la folla implorante. Al grande silenzio seguono le litanie dei chierichetti che recitano a turno nei due giorni di festa e prenotano le S. Messe, secondo l’intenzione dei fedeli. Iniziano l’implorazione al Santo dei  miracoli e i canti propiziatori. Gli scannesi, a cui è affidato il sacro rito, pregano, fanno dono del proprio animo in adorazione, senza limiti, si rimettono alla volontà del Santo. Come rapiti in un’estasi paradisiaca, questi devoti pellegrini offrono con fede adamantina, sollevando gli infermi, capaci di impressionare non soltanto la mente e il cuore, ma anche la fantasia. A fior di labbra   salgono verso l’alto le preghiere, seguite subito da grida disperate degli infermi, dei familiari, della folla, come tumulto impressionante. Il doloroso spettacolo sconvolge gli animi di questi oranti, tra il fumo di ceri e il lezzo della folla. Sono le offerte del pellegrino, la cui anima nuda, appassionata freme qui in ginocchio per implorare la pietà del Santo, che scruta nell’inerzia della sua materia, le sofferenze di quei poveri esseri, colpiti dalla sventura, traviati dal dolore. E quando, nel colmo dell’esaltazione, ognuno scorge il sorriso di S. Gerardo, il rossore sulle sue gote, lo scintillio e la luce del suo sguardo, si grida al miracolo. La suggestione collettiva tramuta i lamenti in pianto, la gente sussulta, grida con la forza della fede e della disperazione, esplode in delirio, fino all’imprecazione per troppo amore; un amore smisurato, ma umanissimo, tale da stupire financo gli increduli. Sono scene di esaltazione, spettacoli che toccano l’anima, suscitano fremiti di compassione e dolore. Tuttavia, anche se il miracolo non si avvera, questi fedeli sanno attendere, pregare e amare con ardore, passione e dedizione; e confidano negli imperscrutabili disegni della Previdenza. I pellegrini attendono fiduciosi; i sofferenti, seppur minati nel fisico, hanno speranza immutabile, e tornano a casa sollevati nello spirito, per la forza della fede che accettano come conforto, e senza discussioni. La Compagnia di Scanno, tornando tra la folla a notte fonda, aspetta il giorno seguente per accompagnare la processione di S. Gerardo e pregare ancora per quei poveri infelici. Attraversando il sentiero impervio del Parco Nazionale d’Abruzzo, con l’animo sereno e col pensiero a S. Gerardo, cui è affidato il cuore, portano il ricordo di una umanità sofferente. La Compagnia rientra al suo paese accompagnata dalla benedizione del Santo dei miracoli.
 
da : Storia e folklore di Gallinaro -  Antonio Bevilacqua - Editrice Convivio Letterario  -  1964
2019 Cammino di San Gerardo


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