Vita di San Gerardo - Cammino di San Gerardo

Cammino di San Gerardo
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Vita di San Gerardo: tra legenda e storia

Le notizie certe su San Gerardo, sono poche e questo ha contribuito a stimolare la fantasia di coloro che hanno scritto sull’argomento, cercando di soddisfare, più che la ricerca della verità, le attese dei fedeli. Così, con il passare del tempo, il velo dell’ombra e dell’oblio ha ricoperto la storia ed i pellegrini di oggi ascoltano e ripetono con ingenuo piacere una legenda molto distante dalla storia. L’origine di tale legenda,   molto verosimilmente, è da attribuire ad A. Vitaliani, che nel XVII secolo   scrisse “Ceprano ravvivata” (senza alcuna base bibliografica) le cui fonti   sono risultate irreperibili, ma, se mai esistite, sono appunto una legenda di   un autore in cerca di agiografie edificanti; elementi a favore di tale   ipotesi è che i paesi nominati nell’opera Gallinaro, (Santo Padre, Rocca   d’Arce e Ceprano, ecc.), non erano ancora nati al tempo dei fatti.

Legenda - Secondo tale credenza, Gerardo nacque nella città di Silions (attuale Sillot) nel 586 d.C. e fu uno di primi inglesi a convertirsi al cristianesimo. In compagnia di Arduino, Folco e Bernardo, partirono, nel 628 per un pellegrinaggio in Terrasanta e, nel viaggio di ritorno, si fermarono a vivere come eremiti sul Gargano per alcuni anni. I quattro compagni lasciarono la Puglia nel 639 ma, mentre si dirigevano verso Roma, caddero ammalati e morirono uno dopo l’altro: Gerardo a Gallinaro, Folco a Santo Padre, Bernardo a Rocca d’Arce e Arduino a Ceprano. Nel 665, in occasione di una pestilenza, sulle loro tombe vennero operate miracolose guarigioni e, di conseguenza, essi furono innalzati agli onori degli altari.

Storia – Le incongruenze maggiori sono quelle con le notizie desumibili dall’Ufficio e dagli Atti del Santo, conservati presso la Curia di Sora. Circa la datazione del documento manoscritto abbiamo l’autorevole testimonianza del benedettino Beda Camm, che lo esaminò nel 1894 ed espresse l’opinione che fosse tracciato con caratteri del XII secolo e quindi contemporaneo o poco posteriore agli avvenimenti in esso narrati. Secondo tale documento, Gerardo originario dell’Alvernia (Francia) morì a Gallinaro, insieme al fratello Stefano ed un altro compagno di nome Pietro, con i quali era in viaggio verso la Terrasanta, il terzo anno dopo la liberazione del Santo Sepolcro e cioè nel 1102. I tre furono sepolti presso un quadrivio poco distante della Chiesa di San Nicola e per un certo tempo furono quasi dimenticati. Venticinque anni dopo, un altro pellegrino ammalato giunse a Gallinaro, proveniente da Gerusalemme e, per riposare, si adagiò sulla tomba dei tre; nella notte egli ebbe la visione di San Gerardo e ne ottenne una pronta guarigione. La notizia del miracolo si diffuse immediatamente e, essendosi verificati altri prodigi, il Vescovo sorano Roffredo dichiarò la santità di Gerardo e fece costruire la chiesa in suo onore.
         
La prima notizia certa dell’esistenza della chiesa   di San Gerardo risale al 1259, ove si parla della presenza in essa   dell’eremita Fra Rinaldo. Tale testimonianza è presente in un documento   conservato  nell’archivio dell’Abbazia   di Montecassino. Il 9 settembre del 1349 un violento terremoto distrusse la   chiesa di San Gerardo.

Nel XIV secolo, i dati sono più numerosi e i   documenti pubblicati da Loreto Apruzzese fanno menzione di una donazione alla   Chiesa di San Gerardo da parte del Proposito di Atina Marino nel 1320, della   fondazione della Cappella del Santissimo Sacramento da parte del sacerdote   Domenico De Gerardis, nel mese di marzo del 1355; della fondazione e dotazione dell’Ospedale da parte di Pietro e Andrea De Gerardis il 9 giugno del 1376. Citiamo a parte l’indulgenza concessa da Gregorio XI, nel 1372, ai fedeli che compissero determinate pratiche di pietà nella chiesa di San Gerardo ed il privilegio pontificio, ottenuto per iniziativa di Pietro e Andrea De Gerardis, di celebrare con mitra e pastorale nella chiesa di Gallinaro. La serie di avvenimenti, pocanzi ricordati, fecero sì, che sul finire del XIV secolo, i rapporti tra il Vescovo di Sora e i Parroci del paese fossero particolarmente tesi per le controversie  sulla amministrazione del Santuario. Solo il 23 settembre 1404, su decisione del Preposito di Atina Stefano Manno, quale rappresentate della Santa Sede e del Re Ladislao, tali controversie furono risolte; e la successiva indulgenza concessa dalla sede papale di Avignone da parte di Gregorio XI nel 1372, l’arrivo in due riprese dei discenti del Santo dall’Inghilterra e le loro elargizioni contribuirono al raggiungimento di un elevato livello di rendite e di notorietà da parte del Santuario.   

Chiesa di San Gerardo anno 1910  

La diffusione della fama di san Gerardo è attestata anche dalla “Descrittione” di Prudenzio (1574), che a tal proposito scrive: ”vi concorre gente da più banne e devotione” e che “altra Terra di intorno non vi è che abbia un simil tesoro di un Corpo Santo, riservato Monte Cassino”. Alla  stessa epoca (1583) risale anche la notizia che il Santo è, da tempo, onorato anche nella Chiesa della Madonna delle Grazie sulla montagna di Sora, dove l’11 agosto di ogni anno giunge un pellegrinaggio da Roccavivi.
 
Nel 1606, il famoso gesuita e discendente del Santo, John Gerard venne a Gallinaro e provvide a far donare alla sua famiglia il braccio di argento che ancor oggi racchiude la reliquia. Sulla custodia d’argento si legge la seguente iscrizione:

ANGLICANA GERARDORUM FAMILIA SUASU ATQUE OPERA PATRIS JOANNIS GERARDI E SOCIETATE JESU DONO MITTIT ANNO SALUTIS MDCVIII

I biografi di Jonh Gerard ammettono concordemente che egli giunse a Roma nel 1606 e che divenne Penitenziere di san Pietro. E’ quindi perfettamente verosimile che Jonh Gerard sia potuto venire a Gallinaro in quegli anni ed abbia recato il dono del braccio d’argento. Nel 1623, la vita e l’Ufficio di San Gerardo furono trascritti sul “Libro Verde” della Curia di Sora e di lì, con ogni probabilità, partirono le informazioni per le quali il Confessore Gerardo fu incluso nel “ Catalogus Sanctorum” del 1625.
 
Nel 1685, in occasione dei lavori di riparazione dell’altare, furono ritrovate al suo interno le ossa di Gerardo, Stefano e Pietro. Le reliquie furono esaminate da una commissione teologica e medica nominata dal Vescovo Guzzoni e, riconosciute appartenenti ai tre pellegrini ricordati nel “Libretto Gotico”, ne fu autorizzata la venerazione. Nella relazione vescovile, è precisato, tra l’altro, che le ossa furono riconosciute appartenenti a tre persone, che ad uno scheletro risultò mancare un braccio conservato nella custodia, che si adattava perfettamente alle restanti parti; in conclusione si riconobbe che i corpi appartenevano a Gerardo, Stefano e Pietro citati nell’Ufficio del santo e si convenne che essi potessero essere oggetto di venerazione. Che ancora all’inizio del 1700 questa fosse la versione più accreditata è dimostrata anche dalla lapide dettata da Saba Bevilacqua, nel 1713, la quale pone l’epoca della morte di san Gerardo a circa sei secoli prima (sex fere secula) e cioè intorno al 1100.
 
L’edificio attuale della chiesa di San Gerardo è naturalmente assai diverso da quello originario, per effetto dei numerosi restauri succedutisi nei secoli. La facciata rettangolare, rifatta nel 1742, dopo il sisma del 12 maggio 1730, è tripartita da lesene verticali in blocchi di tufo ed è sormontata da un timpano semicircolare raccordato da volute. L’interno si articola su tre navate lunghe e strette; la navata centrale è coperta da una volta a botte mentre quelle laterali sono coperte da cupole ribassate sulle campate.
 
2019 Cammino di San Gerardo


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